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Contatto reed nei galleggianti magnetici: principio di funzionamento

Guida tecnica al cuore dei galleggianti di livello industriali: fisica della magnetizzazione indotta, configurazioni NA/NC/SPDT, caratteristiche elettriche (AT pull-in/drop-out, capacità di commutazione, vita utile), confronto con sensori Hall e capacitivi.

📖 Guida tecnica · Aggiornata maggio 2026 ⏱ 10 min lettura

Il contatto reed è il cuore di qualsiasi galleggiante magnetico industriale. Inventato nel 1936 da Walter Ellwood ai Bell Labs e in uso continuativo da quasi un secolo, è uno dei componenti elettromeccanici più longevi mai realizzati. Nonostante l'arrivo dei sensori a stato solido (Hall, magnetoresistivi), il reed continua a essere la tecnologia di riferimento nelle applicazioni di misura di livello industriali — e in particolare in quelle ATEX, dove la sua natura passiva (zero alimentazione) lo rende intrinsecamente sicuro.

Questa guida spiega il principio fisico del reed (magnetizzazione indotta delle lamine ferromagnetiche), le sue caratteristiche elettriche (AT pull-in, AT drop-out, isteresi, capacità di commutazione, vita utile), le tre configurazioni NA/NC/SPDT, e il confronto onesto con le tecnologie alternative — Hall, induttivo, capacitivo, ottico — per capire dove il reed è ancora la scelta migliore e dove invece conviene cambiare tecnologia.

📑 Indice della guida

1. Cos'è un contatto reed

Un contatto reed (in inglese reed switch, dall'inglese "reed" = lamella, ancia) è un interruttore meccanico azionato da un campo magnetico. La struttura fisica è elegantissima nella sua semplicità:

Le dimensioni tipiche di un reed industriale sono lunghezza 8-50 mm, diametro dell'ampolla 1,5-3 mm. Esistono micro-reed da 4-6 mm per applicazioni miniaturizzate (medicale, fitness band, encoder rotativi) e reed di potenza da 70-100 mm con capacità di commutazione fino a 250 V / 5 A.

Nei galleggianti magnetici di livello, il reed è integrato all'interno del tubo guida verticale dove scorre il galleggiante, alla quota corrispondente al punto di intervento. Su un'asta multipunto possono coesistere fino a 6 reed indipendenti, ciascuno ad una quota predeterminata.

2. Il principio fisico: magnetizzazione indotta

Il funzionamento del reed si basa sul fenomeno della magnetizzazione indotta nei materiali ferromagnetici. Ecco la sequenza fisica della commutazione:

STATO 1 — Aperto Nessun campo esterno ⊘ circuito interrotto STATO 2 — Campo applicato Magnete vicino N S S N polarità opposte si attraggono STATO 3 — Chiuso Lamine in contatto N S ✓ circuito chiuso

Fig. 1 — Le tre fasi della commutazione di un contatto reed: stato di riposo (aperto), arrivo del campo magnetico esterno (magnetizzazione indotta delle lamine), chiusura del contatto per attrazione magnetica delle polarità opposte.

Fase 1 — Stato di riposo (nessun campo esterno)

In assenza di campo magnetico esterno, le due lamine ferromagnetiche non sono magnetizzate. La loro elasticità meccanica le mantiene separate di alcune decine di micron, con un piccolo gap di gas inerte tra le punte. Il circuito elettrico tra i due terminali è interrotto.

Fase 2 — Arrivo del campo magnetico (avvicinamento del magnete)

Quando un magnete permanente (o un elettromagnete) si avvicina al reed, le sue linee di campo magnetico attraversano le lamine ferromagnetiche. Per le proprietà del materiale (alta permeabilità µᵣ ≈ 50.000), le linee di campo si "concentrano" nelle lamine — un fenomeno detto convogliamento del flusso.

L'attraversamento delle linee di campo magnetizza le lamine per induzione: la lamina superiore acquisisce una polarità (es. Nord) e la lamina inferiore la polarità opposta (Sud). Le due lamine, ora trasformate in piccoli magneti con poli opposti, si attraggono reciprocamente.

Fase 3 — Chiusura del contatto

Quando la forza di attrazione magnetica tra le lamine supera la forza elastica che le tiene aperte, le lamine si flettono e vanno in contatto fisico. Le superfici di contatto (placcate in rodio o rutenio) chiudono il circuito elettrico tra i due terminali. La forza di contatto è elevata (forze di attrazione magnetica >> forza elastica), il che minimizza la resistenza di contatto e i rimbalzi.

Fase 4 — Riapertura

Quando il magnete si allontana, le linee di campo si indeboliscono. La magnetizzazione indotta nelle lamine diminuisce, fino al punto in cui la forza di attrazione magnetica scende sotto la forza elastica. A quel punto le lamine si riaprono elasticamente, ritornando alla posizione di riposo. Il circuito si interrompe.

Il fatto che la forza magnetica per aprire sia inferiore a quella per chiudere genera l'isteresi, una caratteristica fondamentale dei reed che spiegheremo al criterio 6.

3. Integrazione nel galleggiante magnetico di livello

In un galleggiante magnetico industriale, il reed è alloggiato all'interno del tubo guida verticale (tipicamente in acciaio inox amagnetico AISI 316 o materiale plastico), alla quota corrispondente al punto di intervento desiderato. Il galleggiante esterno, libero di scorrere lungo il tubo, contiene al suo interno un magnete permanente anulare (tipicamente in ferrite o terre rare AlNiCo/NdFeB).

serbatoio superficie liquido attacco G/flangia tubo guida AISI 316 amagnetico reed 1 (max) stop pompa reed 2 (min) start pompa N · S · N · S galleggiante con magnete anulare collare alto

Fig. 2 — Sezione di un galleggiante magnetico bi-soglia. Il magnete anulare del galleggiante scorre verticalmente lungo il tubo guida e aziona uno o più contatti reed alle quote predeterminate.

Funzionamento

Quando il livello del liquido sale, il galleggiante (con il suo magnete) si sposta verso l'alto lungo il tubo guida. Al passaggio davanti a un reed, il campo del magnete attraversa la parete del tubo amagnetico e attiva il reed: la lamina ferromagnetica si magnetizza, le lamine si attraggono e il contatto si chiude. Il tubo guida deve essere amagnetico (AISI 316/304 o materiale plastico) per non schermare il campo magnetico tra galleggiante e reed.

Lo stesso processo avviene quando il livello scende: il galleggiante torna giù, allontanando il magnete dal reed, che si riapre per effetto della propria elasticità.

Punti chiave del design

4. Le tre configurazioni: NA, NC, SPDT

Un reed standard è un contatto a due o tre terminali che può essere configurato in tre modi diversi, a seconda della logica di commutazione desiderata.

SPST-NO

NA — Normalmente Aperto

A riposo: contatto aperto (circuito interrotto).

Magnete vicino: contatto chiuso.

Uso tipico: il default sui galleggianti standard. Soglia minima, soglia massima, comando pompa, allarme livello.

SPST-NC

NC — Normalmente Chiuso

A riposo: contatto chiuso (circuito attivo).

Magnete vicino: contatto aperto.

Uso tipico: logica fail-safe (perdita di connessione = allarme). Si ottiene capovolgendo il galleggiante (inversione polarità).

SPDT

SPDT — Commutatore

Tre terminali: comune, NA, NC.

Magnete vicino: commuta tra NA e NC.

Uso tipico: logica più ricca senza dover capovolgere il galleggiante. Costo leggermente superiore. Ideale per circuiti di sicurezza ridondanti.

La configurazione NA è la scelta default nei galleggianti perché in caso di rottura del cavo o di contatto guasto la pompa o l'allarme rimangono spenti — comportamento spesso preferibile. La configurazione NC è preferita nei circuiti fail-safe: un guasto fa scattare l'allarme.

5. Caratteristiche elettriche fondamentali

Le caratteristiche elettriche di un reed determinano i limiti operativi entro cui può essere usato senza degrado. Tutti i parametri sotto sono dichiarati dal costruttore nel datasheet e devono essere verificati prima dell'utilizzo.

ParametroSignificatoValori tipici (reed industriale)
AT pull-in Ampere-spire necessari per chiudere il contatto 10-30 AT
AT drop-out Ampere-spire sotto cui il contatto si riapre 5-20 AT (30-70% del pull-in)
Tensione max di commutazione Massima tensione applicabile in commutazione 30-250 V CA / 200 V CC
Corrente max di commutazione Massima corrente al momento della commutazione 0,1-3 A
Potenza max di commutazione Prodotto V × I al momento della commutazione 10-120 W/VA
Corrente max portata Corrente a regime (a contatto chiuso) 0,5-5 A
Tensione di tenuta Massima tensione a contatto aperto (rigidità del gap) 200-1500 V
Resistenza di contatto Resistenza elettrica del contatto chiuso 50-150 mΩ (iniziale), fino a 500 mΩ (fine vita)
Tempo di chiusura Tempo dall'applicazione del campo alla chiusura 0,3-3 ms
Tempo di rimbalzo Durata oscillazioni del contatto dopo la chiusura 0,1-1 ms
Vita meccanica Numero di commutazioni a carico nullo 10⁸ - 10⁹ cicli
Vita elettrica Numero di commutazioni a carico nominale 10⁶ - 10⁸ cicli

📐 Regola di commutazione

V_applicata × I_applicataP_max dichiarata

Il prodotto V × I al momento della commutazione non deve superare la potenza massima. In DC ridurre del 50% la portata dichiarata in AC perché l'arco di apertura è più persistente (la corrente continua non passa per lo zero come l'AC).

Per le versioni ATEX a sicurezza intrinseca i parametri elettrici sono molto più stringenti: tipicamente 30 V / 100 mA / 3 W, con valori certificati dal laboratorio di prova (DEKRA, BVS, BASEEFA). Per applicazioni Ex i si usano sempre barriere a sicurezza intrinseca che limitano energia e corrente del circuito di campo a livelli intrinsecamente sicuri.

6. Isteresi e stabilità di commutazione

L'isteresi del reed è la differenza tra il campo magnetico necessario a chiudere il contatto (AT pull-in) e quello necessario a riaprirlo (AT drop-out). Tipicamente il drop-out è il 30-60% del pull-in. Questa caratteristica non è un difetto: è una proprietà desiderabile che dà al contatto una stabilità di commutazione altrimenti impossibile.

Perché serve l'isteresi

Immagina un reed senza isteresi in cui pull-in = drop-out. Posizioniamo il magnete esattamente alla soglia di commutazione: la più piccola vibrazione, le onde sulla superficie del liquido, le micro-oscillazioni del galleggiante per turbolenza farebbero commutare il contatto centinaia di volte al secondo — un comportamento detto chattering. Il PLC riceverebbe un treno di impulsi anziché un segnale stabile, e i contattori della pompa si distruggerebbero in pochi minuti.

Con l'isteresi, il contatto chiude alla quota A (es. 100 mm di battente sopra il reed) ma si riapre solo alla quota B significativamente più bassa (es. 50 mm sotto). Tra A e B il contatto è stabilmente chiuso, indipendentemente da piccole oscillazioni del galleggiante. È l'equivalente magnetico del trigger di Schmitt nei circuiti elettronici.

Conseguenze pratiche nei galleggianti

7. Vita utile e modalità di guasto

Un contatto reed correttamente dimensionato e installato è uno dei dispositivi elettromeccanici più affidabili che esistano. Le case costruttrici dichiarano 10⁸ cicli a carico nullo e 10⁶ - 10⁷ cicli a carico nominale. Nelle applicazioni di livello industriali, dove un reed commuta tipicamente 50-500 volte al giorno (comando pompa, allarme troppo pieno), questo si traduce in 10-20 anni di vita utile reale.

Le 4 modalità di guasto principali

  1. Sovraccarico elettrico — il singolo fattore di rischio più frequente. Collegando il reed direttamente a un carico induttivo (motore, teleruttore, valvola solenoide) l'arco di apertura supera la capacità di confinamento del gas inerte. Effetti: erosione delle punte di contatto, deposito di carbonio, microsaldature. Si manifesta come aumento della resistenza di contatto fino al "contatto bloccato chiuso" (microsaldatura definitiva). Prevenzione: usare sempre un relè di interfaccia per pilotare carichi induttivi.
  2. Shock meccanico sull'ampolla — caduta del galleggiante completo, urti durante il trasporto o il montaggio, vibrazioni eccessive. L'ampolla di vetro è il punto fragile: una microfrattura compromette la tenuta del gas inerte e accelera l'ossidazione dei contatti. Prevenzione: manipolare con cura, evitare vibrazioni continuative oltre 10g.
  3. Corrosione dei terminali esterni — non è un guasto del reed in sé, ma delle saldature di connessione tra reed e cavo all'interno del tubo guida. In ambienti aggressivi (acqua di mare, vapori acidi) l'umidità che penetra attraverso guarnizioni invecchiate corrode le saldature. Prevenzione: tenute IP67/IP68 verificate, controlli periodici, materiali compatibili.
  4. Fatica meccanica delle lamine — dopo molti milioni di cicli le lamine ferromagnetiche perdono parte della loro elasticità. Effetto: il pull-in aumenta (serve un campo magnetico più forte per chiudere il contatto). Il sintomo è "il contatto non commuta più alla quota giusta": il galleggiante deve avvicinarsi di più al reed perché chiuda. Prevenzione: tipica di applicazioni con cicli molto frequenti (>10.000/giorno), dove conviene valutare il passaggio a sensori Hall.

8. Reed vs alternative: quando scegliere cosa

Il reed non è l'unica tecnologia per rilevare la presenza di un campo magnetico. Esistono alternative a stato solido che hanno superato il reed in alcuni ambiti — ma non lo hanno sostituito nei galleggianti di livello industriali. Ecco il confronto onesto.

🧲 Reed

✓ Passivo (nessuna alimentazione)

✓ Costo molto basso (centesimi)

✓ Certificabile ATEX Ex ia

✓ Vita 10-20 anni

✓ Isteresi naturale stabilizzante

✗ Velocità di commutazione ms

✗ Vita finita (10⁶-10⁸ cicli)

✗ Fragile a shock meccanici

Uso ideale: galleggianti industriali, ATEX, comando pompa, applicazioni passive.

⚡ Sensore Hall

✓ Vita praticamente illimitata

✓ Velocità di commutazione µs

✓ Nessuna parte mobile

✓ Resistente a vibrazioni

✗ Richiede alimentazione (5-24 V)

✗ Costo 5-50× il reed

✗ Più complesso per ATEX

✗ Più sensibile a EMI

Uso ideale: applicazioni automotive, mezzi mobili, fleet management, cicli molto frequenti.

📡 Magnetoresistivo (AMR/GMR)

✓ Sensibilità superiore al Hall

✓ Velocità µs

✓ Sensibilità direzionale

✗ Richiede alimentazione

✗ Costo elevato

✗ Sensibile a campi spuri

✗ Poco diffuso nei galleggianti

Uso ideale: encoder rotativi di precisione, sensori posizione lineari. Raro nei galleggianti standard.

Conclusione pratica: nei galleggianti di livello industriali il reed rimane la scelta dominante (>90% del mercato installato) per il combinato passività + costo + certificabilità ATEX + vita utile. Il sensore Hall si afferma in nicchie specifiche dove il reed soffre: applicazioni con vibrazioni elevate o cicli di commutazione molto frequenti. Per la maggior parte delle applicazioni industriali — centraline oleodinamiche, cisterne carburanti, food/pharma, comando pompa, ATEX — il reed continua a essere la tecnologia standard nel 2026 e lo rimarrà per molti anni.

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📚 Risorse correlate

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📖 Guide tecniche

🛒 Galleggianti magnetici

🏭 Applicazioni

Domande frequenti sul contatto reed nei galleggianti

Cos'è un contatto reed e come funziona?

Un contatto reed è un interruttore meccanico costituito da due lamine ferromagnetiche (tipicamente lega nichel-ferro) sovrapposte e sigillate ermeticamente in un'ampolla di vetro contenente gas inerte (azoto, argon) o vuoto. In assenza di campo magnetico esterno le lamine sono separate e il contatto è aperto. Quando un magnete permanente si avvicina, le linee di campo attraversano le lamine inducendo in esse polarità magnetiche opposte: la lamina superiore diventa polo Nord, l'inferiore polo Sud (o viceversa). Le polarità opposte si attraggono e le lamine si flettono fino a toccarsi, chiudendo il circuito elettrico. Quando il magnete si allontana, il campo non basta più a vincere l'elasticità meccanica delle lamine, che si separano riaprendo il contatto.

Cosa significa pull-in e drop-out di un contatto reed?

AT pull-in (ampere-spire di chiusura) è l'intensità minima del campo magnetico necessaria per chiudere il contatto reed, misurata in ampere-spire (AT, ampere-turns). AT drop-out è l'intensità sotto cui il contatto si riapre. Per i reed standard usati nei galleggianti i valori tipici sono AT pull-in = 10-30 AT e AT drop-out = 5-20 AT, con un'isteresi di circa il 30-60% del pull-in. L'isteresi è una caratteristica intrinseca del reed e impedisce oscillazioni del contatto in prossimità della soglia di commutazione: una volta chiuso il contatto rimane stabilmente chiuso anche per piccole variazioni della distanza del magnete.

Quali sono i tipi di contatto reed disponibili?

Tre configurazioni principali. NA (normalmente aperto, SPST-NO): contatto aperto in assenza di campo, si chiude all'arrivo del magnete. È il default sui galleggianti. NC (normalmente chiuso, SPST-NC): contatto chiuso in assenza di campo, si apre all'arrivo del magnete. Si ottiene capovolgendo il galleggiante (inverte la polarità magnetica vista dal reed). SPDT (commutatore, single-pole-double-throw): tre terminali — comune, NA, NC — permette logica più ricca senza dover capovolgere il galleggiante. Costo leggermente superiore.

Perché il reed è incapsulato in un'ampolla di vetro?

L'ampolla di vetro ermeticamente sigillata con gas inerte (azoto, argon) o vuoto ha tre funzioni critiche. Primo: protegge le superfici di contatto da ossidazione e contaminazione, mantenendo bassa la resistenza di contatto per milioni di cicli. Secondo: confina l'arco di apertura del contatto (che si forma a ogni commutazione di carichi induttivi), riducendo l'erosione delle superfici. Terzo: isola elettricamente il contatto dall'ambiente esterno, permettendo l'immersione del reed direttamente nel tubo del galleggiante anche in presenza di liquidi conduttivi o aggressivi.

Quanto può durare un contatto reed?

Un contatto reed installato correttamente, con carico elettrico entro i limiti dichiarati e in assenza di stress meccanici, ha vita utile dichiarata di 10⁶-10⁸ cicli di commutazione (1-100 milioni). Nelle applicazioni di livello, dove un reed commuta tipicamente 50-500 volte al giorno, questo si traduce in 10-20 anni di vita utile reale. Le cause di guasto prevalenti non sono il numero di cicli ma: superamento della capacità di commutazione (carichi induttivi senza relè di interfaccia), shock meccanici diretti sull'ampolla, corrosione galvanica delle saldature in ambienti aggressivi.

Reed o sensore Hall: quale scegliere nei galleggianti?

Il contatto reed è la tecnologia tradizionale e dominante nei galleggianti magnetici industriali: passivo (nessuna alimentazione), robusto, certificabile ATEX a sicurezza intrinseca, vita 10-20 anni. Il sensore Hall è una tecnologia attiva a stato solido: richiede alimentazione (5-24 V), fornisce velocità di commutazione superiore (microsecondi vs millisecondi del reed) e nessuna usura meccanica. Nei galleggianti industriali il reed è preferito per: applicazioni passive senza alimentazione, certificazione ATEX Ex ia, conformità a sistemi di sicurezza SIL. L'Hall è preferito in: applicazioni automotive ad alta frequenza di ciclaggio, fleet management, mezzi mobili con vibrazioni elevate dove i reed possono soffrire fatica meccanica.

Quale capacità elettrica può commutare un reed?

I reed sono dispositivi a bassa-media potenza. Capacità tipiche: 10-40 W/VA per reed compatti, 60-120 W/VA per reed industriali, 30 V / 100 mA per versioni ATEX a sicurezza intrinseca, fino a 250 V CA / 3 A su reed di potenza con contatti dorati o al rodio. In corrente continua (DC) la portata va ridotta del 50% rispetto al valore AC dichiarato, perché l'arco di apertura è più persistente. Regola pratica: usare il reed per pilotare bobine di relè o ingressi PLC, mai carichi induttivi diretti (motori, teleruttori, valvole solenoidi di potenza).

Cos'è l'isteresi del contatto reed e perché serve?

L'isteresi è la differenza tra il campo magnetico necessario a chiudere il contatto (AT pull-in) e quello necessario a riaprirlo (AT drop-out). Tipicamente il drop-out è il 30-60% del pull-in. Questa caratteristica intrinseca dei reed impedisce oscillazioni del contatto in prossimità della soglia: senza isteresi il contatto si aprirebbe e chiuderebbe molte volte al secondo per piccole variazioni della distanza del magnete (movimento del galleggiante per onde del liquido). Con l'isteresi il contatto, una volta commutato, rimane stabile finché il magnete non si allontana significativamente. È equivalente a una soglia Schmitt-trigger nei circuiti elettronici.

Posso commutare segnali digitali bassi (PLC) con un reed?

Sì, e anzi è l'uso ideale del reed. Gli ingressi digitali standard PLC (24 V DC, 5-15 mA assorbiti) sono nel cuore della capacità di commutazione di qualsiasi reed: tensione bassa, corrente bassissima, carico resistivo della rete di pull-up interna. La vita utile in questo regime è massima (milioni di cicli senza degrado). Per ingressi a livello logico ancora più bassi (TTL 5 V, CMOS 3,3 V) il reed continua a funzionare bene ma serve un pull-up esterno per stabilizzare il segnale aperto. Nei galleggianti il contatto reed è quasi sempre cablato a PLC, relè di interfaccia o ingressi di centralina.

Perché i reed sono ancora usati nel 2026 se esistono sensori a stato solido?

Per tre motivi chiave: (1) passività — un reed funziona senza alimentazione, fondamentale per applicazioni di sicurezza, ATEX a sicurezza intrinseca, e dispositivi che devono funzionare anche con quadro spento; (2) costo — un reed costa pochi centesimi, mentre un sensore Hall o un sensore induttivo costano 10-100 volte di più; (3) affidabilità a lungo termine — la vita utile dei reed è ampiamente provata da decenni in milioni di installazioni industriali. Per i galleggianti di livello industriali, in particolare ATEX, food/pharma e OEM, il reed è e rimane la tecnologia standard.

Guida tecnica pubblicata da MCA Strumentazione Industriale, distributore di galleggianti magnetici industriali a reed per applicazioni civili, OEM, food, pharma e ATEX su tutto il territorio italiano. Sede operativa a Bollate (Milano), assistenza tecnica diretta su tutte le regioni italiane.